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Rinnovo del Comitato Direttivo biennio 2007/2009
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Chiavari: una giornata dell'Edera vissuta fra la gente/Una discesa in campo organizzata in una città importante nel Risorgimento.
La fedeltà a Mazzini è passare all'azione.
"Sono contenta di rivedere la bandiera con l'edera sventolare", "non vi avevamo più visti", "è importante sapere che a Chiavari c'è di nuovo il Pri attivo", "vorrei poter contare sui repubblicani", "potete darmi una copia della Voce Repubblicana…?", "ah! quelli di La Malfa…in casa mia votavamo per lui", "non se ne può più di questa amministrazione del Comune di Chiavari".
Ma anche, per par condicio: "Repubblicani!? Chi siete?", "Un nuovo partito…con tanti che ce ne sono!", "Non mi interessa la politica", "bisogna avere solo due partiti in Italia!".
Verificare le opinioni
Il bello di aver organizzato un piccolo presidio nella centrale piazza cittadina per tutto il pomeriggio di sabato 11 novembre, è stato proprio quello di poter verificare di persona l'opinione che la gente si è costruita sulla politica in generale.
Quelle che avete letto sono solo alcune voci di persone comuni che con molta semplicità ci hanno espresso giudizi, positivi e non, sulla nostra presenza e su quanto sta avvenendo nella politica locale come in quella nazionale. In questo frangente a noi certamente interessava di più puntare sull'aspetto locale, ed infatti i più hanno espresso, in un certo senso, un "grazie" per averci ritrovato!
Eroi del Risorgimento
Grazie, perché era da troppo tempo che i repubblicani non si facevano più vedere pubblicamente in questa città. E dire che a pochi metri da dove era posto il nostro presidio, con tavolini manifesti e bandiera, ci sono ancora le case e le targhe ivi affisse che ricordano gli illustri trascorsi di personaggi che hanno fatto il Risorgimento. Infatti Chiavari è stata nell'Ottocento un crocevia storicamente molto importante delle famiglie di Giuseppe Mazzini, Giuseppe Garibaldi, Nino Bixio. Questa è una micro-storia locale che meriterebbe essere ricordata, magari in un'altra occasione. Ma torniamo ai nostri giorni.
Inizio 2005
La ricostituzione della locale sezione del Pri è avvenuta ad inizio del 2005, grazie all'infaticabile opera del segretario Dr. Paolo Bertuccio, uno dei pochi iscritti alla sezione Pri "Leone Garbarino", che non si dimise quando negli anni Novanta era diventato di moda "chiudere" sezioni e "abbandonare" il partito per lidi migliori. Già lo scorso anno, ma più concretamente nel corso del 2006, i repubblicani chiavaresi, e del golfo del Tigullio più in generale, avevano sentito il desiderio di non limitare l'attività attraverso riunioni periodiche ma che era necessario dare una maggiore visibilità al partito. Questa visibilità è stata in primo luogo ottenuta, a partire da marzo del 2005, con la nascita del sito internet prichiavari.com, che ha visto una costante crescita di accessi. La gente, ha avuto così modo, navigando in rete un po' per curiosità, un po' per pubblicità fatta da persona a persona, un po' per caso, di scoprire questo sito e leggere sia della politica locale con scritti dello stesso segretario Dr. Bertuccio, che di quella nazionale, prendendo ampi spunti da articoli tratti dal nostro giornale "La Voce Repubblicana", sempre opportunamente citata e a cui rivolgiamo il nostro ringraziamento. Parallelamente si andavano sempre più riallacciando le fila con persone finora lontane o ai margini dall'interesse verso la politica. Con la collaborazione dei repubblicani genovesi e di altre località rivierasche, si è dato vita ad un tavolo di incontro periodico che ci ha spinto la scorsa primavera a partecipare alla raccolta firme per presentare una lista Pri al Senato della Repubblica nella nostra terra di Liguria.
Profezie
Purtroppo essendo quasi tutti un po' dei neofiti, senza esperienza, non siamo riusciti nell'intento (necessitavamo di 2000 firme e ci siamo avvicinati davvero per poco!).
A tal proposito risulta essere stato profetico, ahimè per noi liguri, l'articolo de "La Voce Repubblicana", prima pagina di venerdì 10 febbraio 2006 dal titolo "La sindrome della crescita. Inutile e dannoso tentare di contenere il Pri". Dove, tra le altre cose, si leggeva: "I repubblicani, silenziosamente ma con determinazione, hanno proceduto al ripopolamento su tutto il territorio nazionale". E, più avanti: "Quando il ripopolamento è eccessivo e comincia ad essere notato, occorre procedere al suo contenimento…" (n.d.r. da parte dei nostri avversari ovviamente, che non sempre si trovano solo collocati dove noi immaginiamo…).
Da sottolineare che, puntualmente, qualche ostacolo ce lo siamo trovato nel corso della raccolta firme. Evidentemente dava fastidio che ci fosse una lista di repubblicani. Comunque sia andata, è acqua passata! L'importante era testare la nostra volontà di incontrare le persone e di spiegare il nostro essere repubblicani militanti, raccogliendo firme veritiere e davvero convinte.
Storico binomio
Tutti noi conosciamo a memoria la frase, il motto, di Giuseppe Mazzini, tra le tante ad effetto che ci ha lasciato nei suoi insegnamenti: "Pensiero e azione".
Ecco, nel nostro piccolo essere repubblicani a Chiavari abbiamo voluto in quella giornata di novembre uscire di casa, passare assieme un pomeriggio diverso parlando di politica non solo tra di noi ma con gli altri. Non che ci fosse la coda davanti ai tavoli, ma il semplice fatto di essere nel centro cittadino a contatto con i passanti ci ha permesso di essere ben visibili. E' bene che si torni a vedere l'edera non solo nelle occasioni imminenti alle elezioni, ma con regolarità tutto l'anno! Il successo si può provare a costruirlo giorno dopo giorno. Essendo stata la nostra prima volta siamo soddisfatti per come tutto si sia svolto, anche grazie al materiale fornitoci dalla sede nazionale del Pri di Roma, che pure ringraziamo.
In definitiva siamo passati dalla fase del Pensiero a quella dell'Azione, e questo è un primo piccolo passo che ci ha stimolato per fare meglio la prossima volta, perché vorremmo periodicamente essere in piazza tra la gente.
Non lasciamo che le piazze siano solo occupate dai grossi partiti, che hanno - sicuramente più di noi - dimestichezza per agganciare le persone verso un'ideale!
Sforziamoci tutti per far crescere il nostro Partito.
Carlo Lucarini, sezione Pri Leone Garbarino, Chiavari
Il padre di Giuseppe Mazzini Giacomo...
Il padre di Giuseppe Mazzini Giacomo, nacque a Chiavari il 2 marzo 1767, sposò a Genova Maria Drago (25.9.1796) ed a Genova
morì il 13 dicembre 1848; chiavaresi erano i nonni paterni Giuseppe e Maria Turio; il bisnonno paterno Giacomo, invece nacque
a Cogorno (1710), sposò a Rivarola Angelica Raffo (1732) e si trasferì a Chiavari «fra il 2 febbraio 1733 ..., e il 6 aprile
1736» Sulla genealogia dei Mazzini abbiamo ricerche pubblicate di Boerio, Oxilia, Pozzi ed inedite di Vannucci; l'ultimo ad
occuparsi delll'argomento in modo più completo ed esauriente e Lorenzo Caratti sul «Bollettino della Domus Mazziniana di
Pisa. (1978 N.2, pp. 151-283). Questo studioso risale fino ad un Pasquale Mazzini nato nel 1500.
Dove fosse l'abitazione di Giacomo Mazzini a Chiavari e incerto; secondo il Ferretto fu in piazza San Francesco, ma non
precisa il palazzo, mentre indica quello della famiglia Descalzi amica dei Mazzini, dalla quale discese, come vedremo
dettagliatamente, il precettore di Mazzini, sacerdote giansenista il giornale « Chiavari », nel numero che si occupa dei
funerali di Giuseppe Mazzini in Genova, indica come dimora dei Mazzini Chiavari un villino nelle colline di Lavagna. Può
darsi che le due fonti invece di essere discordanti, siano complementari tra loro, potendo la famiglia di Giacomo Mazzini
avere la residenza a Chiavari ed un villino nelle colline di Lavagna come seconda casa per l'estate. Può darsi pure che le
due indicazioni sono diverse nel tempo. Un fratello di Giacomo Mazzini Vincenzo,
abitava a Chiavari in vico dei Varesi, palazzo Rivarola.
Achilie Neri, quando ancora non, era stato pubblicato il vasto epistolario mazziniano, raccolse ed espose alcune notizie
biografìche sul padre di Mazzini; queste dovrebbero ora essere integrate dalle successive conoscenze che abbiamo
dall'epistolario mazziniano già utilizzato nelle varie biografìche di Maria Drago Mazzini. Nella bibliografia mazziniana manca
la narrazione esauriente della vita di Giacomo Mazzini. Per il nostro tema limitato interessano solo alcune notizie
particolari.
Giacomo Mazzini a Chiavari fece i primi studi come chierico degli agostiniani scalzi, poi
completò il corso biennale di retorica. A diciassette anni andò a Pavia per studiare in quella Università medicina e chirurgia; si laureò nel 1789. Nel
1792 nella stessa Università conseguì la laurea in filosofia. Sposatesi si stabilì prima a Milano, poi definitivamente a
Genova. Esercitò la professione medica ed anche l'insegnamento universitario; partecipò ai movimenti culturali dell'ambiente
e condivise le idee democratiche che allora si diffondevano in Liguria.
Se Giacomo Mazzini non dimorò più a Chiavari mantenne tuttavia, legami con la città natia; nel 1797 fu eletto a far parte
della Commissione Municipale e fu membro del Consiglio Circondariale.
Nel « Museo del Risorgimento » della Società Economica di Chiavari n. 41 del catalogo è conservata la medaglia d'argento che
è stata conferita al Dott. Giacomo Mazzini per l'assistenza da lui data in Genova ai colerosi del 1835.
A Giuseppe Mazzini, il 22 giugno 1882, è stato eretto un monumento in Genova. In un'aiuola a destra del piazzale — ora
denominato Mazzini — a fianco di piazza Corvetto è stato posto un busto raffigurante la Madre dell'Apostolo del Risorgimento,
è auspicabile che qualche istituzione chiavarese si faccia promotrice di mettere un busto del padre nell'aiuola a sinistra.
Leone Garbarino - Pronipote di Giuseppe Mazzini
Me le sono ritrovate in mano, quasi d'incanto, cercando, come
spesso accade, un oggetto diverso. Mi riferisco alle seconde bozze della
pubblicazione di Paolo Sanfilippo, su "Chiavari e Mazzini", con
prefazione della nota scrittrice Elena Bona Mazzini, che Sanfilippo mi aveva
donato nel lontano 1992.
Chi era Paolo Sanfilippo? Credo nessuno, meglio di Emilio Costa, che ha scritto la premessa sul capitolo dedicato a Leone Garbarino, possa correttamente descriverlo. Ed infatti riportiamo qui di seguito la suddetta premessa:
Instancabile nelle sue ricerche (svolte ancora con l'ardore di un novizio) su Mazzini e sulla tradizione mazziniana in Italia, Paolo Sanfilippo ha recato pregevoli contributi agli studi risorgimentali, propriamente dedicati a lumeggiare aspetti e momenti della tradizione democratica. Basti pensare al suo costante interesse per Saverio Priscia, figura rappresentativa, nel suo tempo, del gruppo progressista più avanzato.
Mazziniano da sempre, Sanfilippo racchiude nella propria tempra morale la passione della militanza politica; per questo la sua personalità di cittadino e studioso si ricollega a non pochi uomini del passato, che seppero incarnare in sé il sentimento dell'azione in armonia con la purezza delle più vive istanze spirituali.
Convinto assertore della funzione storica della lezione di coloro che ci hanno preceduti, lasciandoci illuminanti esempi di umanità e di onesto impegno civile e religioso, Sanfilippo ha raccolto documenti e testimonanze sulla personalità e sull'opera di Leone Garbarino (1882-1953), mazziniano, protestante, pastore di anime, perseguitato politico.
Non è difficile scorgere, alla base della presente raccolta documentaria, qualche cosa di più di una esigenza di lavoro storiografico, sia pure nella sua fase
preparatoria. Infatti Sanfilippo ha trovato nel Garbarino non soltanto un maestro di vita, un tipo ideale al quale accostarsi, ma forse anche gran parte di se stesso. Mazziniani, pastori evangelici, repubblicani impegnati, tutti e due hanno vissuto quasi gli stessi eventi (Sanfilippo è nato nel 1903), sofferto le stesse amarezze, sono passati attraverso la trafila delle stesse battaglie politiche. Entrambi, per formazione spirituale e per conversione religiosa, hanno saputo coniugare, per servirci di una felice espressione di Giorgio Spini, l'Evangelo e il berretto frigio. Quel "mazziniano e protestante", mentre
sottolinea le valenze spirituali del Garbarino,indica compiutamente la parabola umana e intellettuale del Sanfilippo; attento a cogliere i nessi tra mazzianianesimo e protestantesimo;
un binomio che, rivela una vocazione di ricerca, come detto, il libro è scritto in onore di
Giuseppe Mazzini, ma contiene molte pagine riferite al suo pronipote Leone Garbarino. Eccone alcune:
La famiglia di Giuseppe Mazzini non ebbe discendenti;la sola sorella che si sposò non ebbe figli. Lui non si sposò ma ebbe un figlio che morì in tenera età. Degli appartenenti ai rami collaterali a quello di
G.Mazzini solo il ramo Solari-Schiffini-Ghio ha evidenziato la connessione al tronco mazziniano,
Leone Garbarino è stato indicato come pronipote di Mazzini. II padre di
G.Mazzini ebbe due fratelli e nove sorelle. Leone Garbarino, considerato come pronipote di Mazzini, dovrebbe discendere da una di queste sorelle.
Lorenzo Caratti,che è il più preciso espositore della genealogia mazziniana,indica pure collegamenti di alcune famiglie con quella di Mazzini. Nel suo studio (pubblicato nel Bollettino della Domus mazziniana di Pisa), più volte nomina la famiglia
Turio. I Garbarino hanno abitato in via Turio. La famiglia Turio ha determinato il nome alla via in cui abitavano; l'abitazione dei Turio passò poi ai parenti Garbarino.
Oltre al livello di parentela c'è da tener presente che fu considerata la somiglianza fisica del viso di Garbarino con quello del suo avo.
Paolo Sanfilippo, Mazzini e Chiavari. Chiavari 1983
Un Chiavarese Mazziniano e Protestante
Pochi oramai a Chiavari, e solamente gli anziani, si ricordano di Leone Garbarino. La sezione
chiavarese del P.R.I. è a lui intitolata ed in essa una foto mostra la figura fisica dell'uomo dal volto sereno e pensoso con la barba fluente: volto e barba che sembrano confermare le doti morali e spirituali dell'uomo che aveva del profetico. Tra le poche testimonianze scritte che ci sono pervenute, su Leone Garbarino, due mettono in evidenza la somiglianza fisica tra Garbarino e Mazzini ed una informa che Garbarino era pronipote di Mazzini.
II corrispondente dì Chiavari del Secolo XIX, quando morì Garbarino, chiuse il suo articolo informativo e rievocativo dello
scomparso con questo brano: « Cosi è scomparso "u Garbasin", l'ometto che tutta la riviera del levante ha visto passare su le sue strade, cravatta e barba da cospiratore, gambe di ferro, cuore e mente da fanciullo.
E' venuta per Leone Garbarino l'ora dell'ultima escursione ma l'avrà fatta come tutte le altre, sereno, sorridente, tranquillo e, bussando alla porta di San Pietro, col suo bastone da montagna, "Garbasin" avrà chiesto: "dime duve u l'è u Pippu"e sarà andato ad abbracciare Mazzini, contento di aver trovato lassù il suo più grande fratello».
Leone Garbnrino era nato a Chiavari il 16.2.1882, mori a Favale perché, quando egli si senti vicino alla morte, volle passare all'altra riva dell'esistenza tra i suoi fratelli in fede; egli, in un certo senso aveva esercitato il ministerio di predicatore laico dell'Evangelo, dopo la morte di Stefano Cereghino che era stato il fondatore ed il conduttore della Chiesa Evangelica Valdese di Favale sin dal tempo dei primi fasti del Risorgimento nazionale. Il padre di Garbarino, Luca era stato socio fondatore della «Società Reciproca di Istruzione ed Assistenza tra gli Operai di Chiavari» ed era stato pure membro del Comitato Cittadino per l'erezione del monumento a Mazzini in Chiavari.
Leone Garbarino, con un padre così impegnato negli ideali mazziniani, continuò l'eredità spirituale prima, durante e dopo
il fascismo. Quando il fascismo sciolse i partiti politici e le associazioni dei lavoratori il nostro trovò modo di nascondere e conservare gli emblemi, simbolo del P.R.I. e di quella benemerita Società Operaia, nota col nome di «Reciproca». Una rara pubblicazione mostra la foto di Garbarino, ormai vecchio, che tiene distesa la bandiera di questa Società che, dice la didascalia della stampa, era conservata gelosamente dal Garbarino; dopo la sua morte il tricolore della «Reciproca» passò, nella custodia di legno e vetro, della sezione chiavarese del P.R.I.
Garbarino fondò e diresse un'Opera Missionaria Cristiana Evangelica che gli costò molti sacrifici; quest'Opera non ebbe
molto successo, ma fu efficace per i contatti che tenne tra i moltissimi evangelici favalesi emigrati nelle Americhe ed il piccolo residuo di evangelici rimasti a Favale e nei dintorni.
Leone Garbarino era di professione perito agrario ed esercitò la professione come cattedra ambulante di agricoltura, tanto da essere raffigurato nella stampa locale ora come repubblicano con l'aureola, ora come montanaro e guida escursionistica.
Più che perito agrario Garbarino era noto come erborista; egli preparava e distribuiva, senza spirito di lucro, medicine tratte da piante ed erbe e per questa capacità curativa era benvoluto da coloro che sperimentavano questi farmaci. Questa benevolenza popolare neutralizzava la dura opposizione che le autorità politiche e religiose esercitavano contro Garbarino a motivo delle sue idee politiche e della sua fede protestante. Quando poi il potere monarchico-clericale divenne
monarchico-clericale-fascista, il nostro personaggio divenne bersaglio più mirato della persecuzione del regime. Quando il regime divenne nazifascista Garbarino per sopravvivere dovette salire sui monti e divenne partigiano col nome di «Leogarba».
Fu comandante di Distaccamento della Brigata Mazzini; lottatore coraggioso, fini catturato e condotto in campo di concentramento tedesco. Dopo la liberazione Leone Garbarino riprese, con accresciuta meritata stima, il suo posto di testimonianza religiosa e di lotta politica nello stesso ambiente ove aveva avuto sofferenze e persecuzioni.
Il suo funerale, sebbene la località fosse fuori dalle vie di comunicazione, fu una degna e solenne dimostrazione di stima
e di affetto. Da Genova e dalla Riviera Ligure del Levante salirono a Favale e si unirono alla quasi totalità della cittadinanza favalese, esponenti dell'evangelismo, del repubblicanesimo, del socialismo e delle associazioni partigiane e internati. Nel piccolo cimitero evangelico del paese rievocarono la figura di Leone Garbarino, come credente e come patriota, il prof. Silvio Zeni per i protestanti ed i socialisti, Angelo Chiartelli per i repubblicani e l'ex comandante delle brigate partigiane liguri, Vincenzo Canepa. Il servizio funebre fu tenuto dal Pastore Battista di Genova, Ernesto Corsani, amico del Garbarino.
Paolo Sanfilippo, Mazzini e Chiavari. Chiavari 1983
La Sezione di Chiavari del Partito Repubblicano
Italiano non poteva dedicare il proprio nome a Persona migliore di Leone
Garbarino.
Paolo Bertuccio - Coordinatore Sezione Leone
Garbarino Chiavari - XX Settembre 2005

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