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PARTITO REPUBBLICANO ITALIANO

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Costituita una nuova sezione PRI a Lerici (Sp)

PRI Lerici

Visualizza volantino Sezione Lerici

Dopo la nuova sezione P.r.i. “G. Mameli” di Genova costituitasi lo scorso novembre dagli amici provenienti dal M.R.E. una nuova sezione sabato 18 febbraio 2012 ha visto la luce in Liguria sotto il nome di “G. Mameli”a Lerici. Intervistiamo a tal proposito il segretario regionale Dr. Paolo Bertuccio.
I repubblicani liguri sembrano amare molto questo eroe del risorgimento: è stata voluta o è una combinazione la scelta dello stesso nome?
<< No, è stata una pura casualità che sia stato scelto il nome dello stesso personaggio nel giro di pochi mesi di distanza dalla costituzione delle due nuove sezioni. Sicuramente il nome di Mameli è un simbolo ancora vivo delle speranze giovanili di cambiare, modernizzare la società italiana nel nostro tempo, così come lo fu per lo stesso Mameli e tutti i padri del risorgimento Mazzini in testa nel loro tempo e in ben altro contesto>>
Sappiamo che Lei ama molto il calcio: è soddisfatto di questa doppietta?
<<Come non potrei esserlo! Vedere la nascita di due nuove sezioni porta tanta felicità per tutti gli amici repubblicani liguri in un momento di crisi della politica, dell’assenza di ogni ideologia.
Questo fatto nuovo deve spingere tutte le sezioni della regione a rimboccarsi le maniche, essere presenti più attivamente sul territorio facendo sentire il più possibile la propria voce su ogni questione che riguarda la società alle prese con mille problemi>>
E poi?
<< Ovviamente crescere nel numero di iscritti perché il Partito Repubblicano Italiano non sia visto come un “club” chiuso a pochi intimi o peggio ancora visto dall’esterno come una élite del passato. Deve essere una forza nuova e viva. Adesso più che mai concentrata, come lo è la Direzione Nazionale, a dare finalmente inizio ad un serio cammino liberal democratico anche per l’Italia, questo dovrebbe essere il vero terzo polo. >>
Ma c’è ancora bisogno di parlare di Mazzini nel 2012?
<<Fra qualche settimana termineranno le celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia e mai come in questi 12 mesi si è parlato poco, male e a sproposito di Mazzini. Intanto Mazzini e l’Europa sono stati un connubio fondamentale e formidabile anche se ancora non abbiamo gli Stati Uniti d’Europa. Sempre più di frequente assistiamo impotenti ad una mistificazione del risorgimento a piene mani: nei programmi televisivi, nelle fiction, in alcuni libri pubblicati con la scusa del revisionismo storico, ecc. Ascoltiamo di tutto nei dibattiti televisivi, senza mai che possa essere presente un repubblicano: si sostiene che tutto quello che è stato nel passato è superato, da cosa poi non si bene, è da cancellare o da ignorare, relegato sui libri di scuola. Il secolo scorso è chiuso e dobbiamo guardare avanti.
Bene guardiamo avanti ma con gli insegnamenti che ci vengono dal passato però!
Senza questo si corre veramente il rischio di cadere negli stessi errori del passato. Mi pare che l’immagine di certa politica di questi giorni non sia poi così messa meglio rispetto a quella di 20/30 anni fa, quando già Mazzini sembrava interessare pochi e Ugo La Malfa veniva tacciato di essere una cassandra quando invece sapeva vedere lontano le conseguenze di un’economia mal gestita dalla politica. >>
Quindi c’è da recuperare molto del passato?
<< Certo e questi giovani di Lerici stanno proprio qui a testimoniarlo oggi. Con un’età media inferiore ai 25 anni la sana voglia di fare bene per la crescita della propria città, ritengo che abbiano fatto la cosa migliore nel costituire questa nuova sezione, senza nascondersi dietro ad una lista civica diventata oramai la normalità per non nominare la parola “partito” visto come un nome da cui dissociarsi .>>
Vuole presentarci la sezione?
<<La sede è in Via Parco della Rimembranza 12. E’ stato eletto un Direttivo di 5 membri in carica per il prossimo triennio. Il segretario politico è Armando Bruni il segretario amm.vo e tesoriere è Pregazzi Giacomo. Gli altri consiglieri sono: Manera Milo, Marzano Francesco e Franzosi Melania. Per la prossima tornata elettorale comunale dovranno decidere sulla presentazione della lista da soli o in una coalizione. In ogni modo hanno chiaro di voler dar voce ai giovani di Lerici avendo al loro fianco un Partito di lunga tradizione e radicati valori come il P.R.I. >>
Alla inaugurazione erano presenti numerosi cittadini di Lerici, iscritti alla Sezione Centro PRI di La Spezia con il segretario politico Cesare Pennucci il segretario amm.vo Piergino Scardigli, già segretario regionale e Presidente della Camera di Commercio di La Spezia.

Lucarini Carlo Segretario
Sez. Pri “Leone Garbarino” Chiavari e Consigliere Nazionale

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150° dell’Unità d’Italia

Desideriamo partecipare –tardivamente, lo sappiamo- ai festeggiamenti del 150° anniversario dell’Unità d’Italia con la sottostante vignetta di Forattini.
A qualcuno potrebbe balenare che tali festeggiamenti sono da mo’ terminati. Si, ma permetteteci di aggiungere che se non ci fosse stato il XX Settembre 1870, l’Italia Unita oggi starebbe solo nella pubblicità televisiva.
Elegante e simpatica com’e nel costume dell’Autore, la vignetta riproduce volti di assedianti e di assediati caratteristici del periodo in cui fu creata e pubblicata (1991).
Da quel momento quante cose sono cambiate e quante sono rimaste sostanzialmente le stesse!
Cogliamo l’occasione del Carnevale e del Festival di Sanremo per sottoporre la vignetta ai cortesi visitatori di questo sito. Tutto sommato, le tre cose stanno molto bene insieme.

Chiavari, 15 febbraio 2012
Paolo Bertuccio
Segretario PRI Regione Liguria

Cogliamo l’occasione del Carnevale e del Festival di Sanremo per sottoporre la vignetta  ai cortesi  visitatori di questo sito. Tutto sommato,  le tre cose stanno molto bene insieme...

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Apertura di nuova Sezione

Ho Il PRI ligure saluta la nuova nata. Si chiama “Goffredo Mameli” ed è stata costituita mercoledì 30 novembre 2011 a Genova riunendo un gruppo di vecchi militanti repubblicani aderenti all’MRE i quali hanno deciso di proseguire il proprio percorso politico quali iscritti al Partito Repubblicano Italiano.
Tra di loro anche i Consiglieri Nazionali Luca Serra ed il Prof. Gianni Marongiu già Sottosegretario alle Finanze.
Il Segretario regionale del partito Paolo Bertuccio presente all’incontro, nel dare il benvenuto alla nuova Sezione ed ai suoi componenti, ha sottolineato l’importanza dell’episodio in un momento nel quale i cittadini sembrano allontanarsi dalla politica attiva, formulando i migliori auspici di buon lavoro.
Il Consiglio Direttivo, che rimarrà in carica due anni e sarà rieleggibile, è costituito dagli amici Avv. Marco Evangelisti (Segretario politico), Zamperini Franco (Segretario amministrativo e Tesoriere), Anselmi Lorenzo, Ferrari Davide e Vizzini Lucio.
 


Paolo Bertuccio
Segretario PRI Regione Liguria

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Dibattito sul futuro del Partito Repubblicano Italiano. Proseguire nel solco dei nostri ideali.

Ho seguito in questi ultimi tempi un crescendo di prese di posizione degli amici repubblicani in merito al futuro del nostro Partito. Le opinioni che si sono riscontrate hanno sviluppato il pensiero degli amici su come si possa indirizzare l'azione politica per esprimere la potenzialità delle proprie convinzioni ideali in modo coerente, in un momento storico tanto difficile in cui riteniamo di dover far sentire la nostra voce. Il tema preponderante è stato quello di riprendere il cammino di"partito del popolo", con il popolo e per il popolo, che abbiamo sempre professato con i nostri migliori uomini politici repubblicani; e non quello di confluire in quel movimento di destra, anonimo e populista, dallo sfondo antidemocratico quale il "Popolo delle Libertà". Vivere e rivivere delle glorie del nostro passato o scomparire nell'anonimato di un movimento che disconosce la realtà, riprendendo i valori della democrazia, con coraggio e ripercorrendo il cammino della nostra storia. Bene. Ho atteso a parlare: quanti mi conoscono anche il mio pensiero. Sono stato repubblicano da famiglia repubblicana e vorrò, fin che avrò vita, concorrere operando con il partito con tutta la forza e la tenacia che mi hanno distinto. Vari repubblicani semplici iscritti ed autorevoli amici, si sono confrontati nel dilemma se far rivivere il partito o trovare altre strade per difendere il nostro retaggio. Rimanere vivi o scomparire?Ho sentito vibrare il mio cuore con quello degli altri amici che con me hanno risposto: vogliamo che il partito viva e riprenda il proprio cammino. Non mi ha sorpreso la decisione del Consiglio Nazionale: vivere. Ebbene, sono felice che questa sia la strada che ci chiama tutti a lavorare per il Partito e nel nome del suo glorioso passato. Ho trovato una linfa nuova e una voglia di"fare": lavorare ancora per le idee del "Partito, e con le Idee che abbiamo sempre professato". Si è parlato di rinnovamento, si è parlato di linea politica autonoma, si è parlato di portare la battaglia politica sui temi con cui sempre ci siamo distinti. Si è parlato anche della tendenza, da parte di certuni partiti o movimenti, al bipolarismo o, peggio ad un bipartitismo che in un paese come il nostro sarebbe foriero di negazione di una vera democrazia, con una sfrenata corsa per il potere. Dunque una decisione comune è stata presa: "il Partito non scomparirà", il Partito non si scioglie. Il Congresso, indetto per i primi mesi del nuovo anno, dovrà risolvere problemi politici e organizzativi a cui dare una certa e sicura risposta. Ma intanto una via chiara si è aperta e su questa via dobbiamo cominciare subito a lavorare decisamente con tutte le forze che possiamo mettere in campo. Da molti anni si parla ma non si opera, non si è fatta politica e per questo siamo arrivati al punto di chiederci se valesse la pena di continuare con la nostra autonoma bandiera invece di essere una corrente in un coacervo politico dalle molte lingue. Le parole non bastano. Si parla ma non si opera. Occorre riprende a fare una politica seria decisa, rispondente alle vere esigenze dl Paese e dei suoi cittadini. In ultima analisi quella politica che fu di Conti, di Ugo A Malfa, Di Spadolini, richiamando tutti gli amici a riprendere il lavoro nelle Sezioni, nei Comuni, nei luoghi di lavoro ovunque la nostra parola potrà essere ascoltata. Solo così facendo si potrà riprendere il contatto con i cittadini ricordando che il dialogo, il confronto, il volantinaggio, anche porta a porta, fu e deve un mezzo della nostra ripresa. Gli Organi di Partito devono riprendere a frequentarsi più assiduamente e a discutere dei temi e degli interessi più importanti dei cittadini e delle comunità. Occorre non avere organismi solo sulla carta ma organismi efficienti; e locali atti a riunioni e conferenze in modo che i dirigenti e gli amici possano incontrarsi misurarsi sulle questioni più importanti e più sofferte per farne temi di discussioni e proposte capaci di dare nuova linfa al paese, stando attenti ad ogni questione che riguarda le modifiche necessarie per il progresso civile. E' doveroso altresì, come è ovvio, propagandare la necessità dell'energia atomica, (che fu un cavallo di battaglia del nostro partito).Occorre credere in quell'opera di persuasione, sulla bontà e la validità dei principi mazziniani, repubblicani, liberaldemocratici, perché ciò è necessario per una sensibilizzazione dell'opinione pubblica miope, in modo tale da ritrovare quel consenso che avevamo meritato grazie alla nostra storia e alla fedeltà ad essa. Bisogna, andando incontro alle elezioni amministrative della prossima primavera e alle elezioni europee che seguiranno, intensificare la nostra politica di equidistanza dai due poli politici contrapposti, con la coscienza che un terzo polo è necessario per una maggiore articolazione delle forze politiche nel Parlamento. Basta dunque con la politica dell'alternanza, dal momento che, con questa, non si riesce a risolvere nessun problema, essendo le posizioni radicalmente opposte e difficilmente conciliabili. Un terzo polo è necessario, così come in Europa, espressione dei popoli, così in Italia, perché sia più democratica, più libera più moderna e prospera. Dobbiamo essere convinti di quanto detto per instradarci per una via che porti ad un’Italia e ad un'Europa più giusta, più moderna e più unita. Viva il Partito Repubblicano con il simbolo dell'Edera.

Rocco Casciana - Consigliere nazionale PRI

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IL PARTITO REPUBBLICANO DEVE VIVERE...

I Repubblicani di Cesena, preso atto della convocazione del Consiglio Nazionale per la giornata di sabato 29.11.2008, recante all’ordine del giorno l’eventuale convocazione di un Congresso Nazionale straordinario per rispondere all’interrogativo posto dalla Segreteria in merito ad un ipotesi di scioglimento del Partito Repubblicano Italiano, ritiene doveroso esprimere una posizione unanime, portandola all’attenzione del Segretario Politico, di tutti i Consiglieri Nazionali e di tutti gli Amici.
Il Partito Repubblicano Italiano deve vivere.
Per farlo, anziché inopinatamente deliberare la propria estinzione, deve riprendere nuovo slancio. L’occasione che ci si presenta è quella delle elezioni politiche europee, alle quali dobbiamo presentarci da soli e con il nostro simbolo.
A prescindere dal risultato, che tutti auspichiamo positivo, tale rinnovata presenza della lista dell’Edera rappresenterebbe un imprescindibile momento di coesione e di richiamo di e per tutti i Repubblicani, di ieri, di oggi e, speriamo, di domani.
Questa battaglia è per noi una necessità inevitabile, oltreché un dovere morale e politico, per riscoprire le radici e le ragioni dell’Idea repubblicana.
Siamo, pertanto, nettamente contrari ad un’ipotesi di scioglimento del Partito. Ed auspichiamo che il prossimo Congresso nazionale, anziché convocarsi per porre termine alla centenaria tradizione repubblicana, colga l’occasione di rilanciare una proposta politica, preparando ed attrezzando il Partito in vista della sfida elettorale europea.
Consci del fardello oggi gravante sulle spalle del Segretario nazionale, teniamo solo a rivolgergli un pressante, sincero invito a guidarci con la massima prudenza e con la più accorta sensibilità in questo angosciante momento.
In ogni caso pensare che un problema di questa portata possa esaurirsi in un Consiglio Nazionale organizzato in tempi troppo celeri per permettere la presenza di tutte le realtà territoriali, ci impone di chiedere che nessun deliberato venga assunto in modo tale da permettere la riflessione profonda che è assolutamente doverosa in questo momento.

UNIONE COMUNALE E CONSOCIAZIONE DI CESENA
tratto da http://www.pricesena.com

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Chi ha visto la sala Zuccari di Palazzo...

di Riccardo Bruno - La Voce Repubblicana del 15/11/2008

Chi ha visto la sala Zuccari di Palazzo Giustiniani in occasione della presentazione del libro di Paolo Soddu, “Ugo La Malfa, il riformista moderno” (Carocci editore) colma di dirigenti e militanti del Pri del secolo scorso, si sarà pur chiesto se la personalità di Ugo La Malfa sia stata portatrice di una idealità politica (peraltro irrisolta nella vita italiana) o se invece possa essere tranquillamente archiviata nei capitoli più importanti della storia del paese, e ridotta dunque a puro oggetto di culto e ricerche. Questione non proprio secondaria.
Dalle testimonianze ascoltate, si comprende come il tratto dominante del carattere del leader repubblicano fosse la passione politica concreta. Un tratto che forse merita dei prosecutori, più che degli studiosi. Perché se La Malfa, oltre che oggetto della riflessione storica - questa di Soddu è la terza biografia lamalfiana pubblicata dopo la sua morte, forse la più consistente, viste la minuziosità della ricerca e la ricchezza delle fonti - rappresenta uno snodo cruciale del repubblicanesimo, ecco che egli resta una fonte di ispirazione ideale. Certo, può accadere che, avendo ammiratori a destra come a sinistra, siano proprio la destra e la sinistra a recepirne le istanze e a portarle avanti. Ma nessuno può escludere che destra e sinistra non siano strutturalmente e ideologicamente adatte a seguire la lezione lamalfiana; preoccupandosi, piuttosto, di neutralizzarla e metterla a lato, nonostante i grandi sforzi culturali "degli uomini migliori del paese" che qualche illustre personalità è pronta nobilmente a compiere.
In ogni caso una serata riuscitissima, quella in cui si è discusso del libro di Soddu con grandi oratori: Giuseppe Galasso, Paolo Savona, Antonio Maccanico. Alla presenza del Capo dello Stato Giorgio Napolitano e del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta. Dei figli dello statista, Luisa e Giorgio. Della nuora Daniela. Del segretario del Pri Francesco Nucara. Di dirigenti del partito e di studiosi benemeriti. Di imprenditori come De Benedetti e di giornalisti come Scalfari. E chiediamo scusa se l'elenco, pur così lungo, è ancora incompleto. Serata riuscita ma con una mancanza: vale a dire l’assenza dello scontro politico che si è consumato “con” e “su” Ugo La Malfa. A tutti appare netto e chiaro l'impegno antifascista della sua esperienza azionista. Ma il dopoguerra di Ugo La Malfa è di frontiera. Saldo alleato della Dc, La Malfa aprì ai socialisti di Nenni. E questo provocò uno sconvolgimento nel Pri, tanto da portare Randolfo Pacciardi ad uscire dal partito. Poi aprì al Pci di Berlinguer. E questo gli costò gli improperi di Indro Montanelli. Infine una posizione di chiusura nei confronti del Pci lo costrinse a sopportare gli strali di Eugenio Scalfari.
Fa piacere che ora Scalfari ne rimpianga la personalità e la statura, ma non sappiamo se questo sia sufficiente ad assolverlo per quello che scrisse quando La Malfa si accingeva ad entrare nel governo Andreotti come vicepremier.
E ora una domanda: perché una personalità con le qualità e la vocazione di Ugo La Malfa scelse di svolgere la sua azione in un partito minore, piuttosto che emergere, dati i titoli che gli erano riconosciuti già all’epoca, in un grande o medio partito di massa? La Malfa non era un mazziniano in senso stretto, come pure qualche storico improvvisato dell'azionismo può pensare. Anzi, la sua formazione intellettuale si spingeva molto al di là del Risorgimento e dei suoi miti. Seguace dell'esperienza di Keynes in economia, La Malfa aveva come stella polare Giovanni Amendola in politica. La sua preparazione economica fu una risorsa fondamentale per un paese che doveva ricostruirsi dalla crisi del disastro bellico.
Se La Malfa, consumata la frantumazione dell'azionismo, avesse fatto come Gudio Carli, entrando appunto in un grande partito, avrebbe avuto una vita più facile. Ma egli temeva che in un partito di massa le verità scomode che andavano dette al paese non sarebbero state recepite; o, peggio, sarebbero state messe in ombra. Appariva scomodo dire che servivano l'intervento dello Stato e la programmazione perché una parte del paese, il Mezzogiorno, era troppo arretrata per sperare negli effetti del libero mercato - come ha ricordato Giovanni De Luna nella sua relazione - tanto che il mondo liberale gli si rivoltò contro. Altrettanto scomodo dire ad un paese in piena orgia consumistica che sarebbe stato necessario privilegiare gli investimenti in infrastrutture. Insomma, il piccolo partito - e La Malfa conquistò il Pri come Cesare conquistò l'amore di Roma - gli era funzionale nella ricerca di soluzioni innovative e di equilibri più avanzati.
Tornando all’oggi: potranno il Partito democratico di Veltroni o il Popolo della libertà di Berlusconi svolgere un’azione paragonabile a quella che La Malfa portò avanti con la sua azione politica? O assomiglieranno, con il profilo conservativo delle funzioni loro proprie, più al passato Pci o all'altrettanto passata Democrazia cristiana? Se il futuro del paese prevede solo due grandi partiti di massa, dove si può dunque trovare e mettere in pratica un'eredità come quella di La Malfa?
E' vero che c'è chi pensa che del Partito repubblicano si possa fare una fondazione all'interno di uno dei soggetti principali del bipartitismo. Ma questo sembrerebbe più un mausoleo alla memoria di una tradizione estinta che una scelta di uomini liberi. E cos’era Ugo La Malfa? Una via propedeutica all’estinzione? Se qualcuno lo pensa, lo dica. Non su queste pagine, però.

Tratto da http://www.politicaonline.net

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Sono sagge parole...

Sono sagge parole; intenti lodevoli, proposte condivise.
Io personalmente ritengo che il P.R.I. debba esistere come partito,
laddove le condizioni citate dal nostro segretario esistono.
In Romagna è facile, così come in Sicilia, Calabria, Marche, e poche altre realtà.
Laddove la memoria del popolo non ha conosciuto il patibolo dei Papi, però, la
consistenza dei repubblicani resta labile e difficoltosa.
Non sono d'accordo nel ritenere che una cosa diversa dalla struttura partitica
possa essere considerata vacua.
Il Circolo Italiani Europei di D'Alema, la Fondazione La Malfa, e tante altre iniziative,
al di fuori o dentro i partiti, trovano contributi e svolgono eccellenti attività.
L'ho scritto a Riccardo Bruno e al sanguigno Valbonesi.
Se mi trovate fuori posto fatemelo sapere.

Renato Traquandi
Tratto da: www.nuvolarossa.org del 12/11/2008


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I nodi da sciogliere

Il futuro del Pri: tra partito e circolo esoterico
di Francesco Nucara

Nell'ultima Direzione Nazionale si è posto il problema del "Che fare" rispetto allo scenario che in questo momento si sta sviluppando nella politica italiana.
Il tema riguardava e riguarda il futuro del partito. Il segretario in quell'occasione ha posto e si è posto un quesito a cui tutti insieme dovremo dare risposta.
Non vorremmo che qualcuno, forse strumentalmente o forse no, avesse male interpretato le sue parole e, invece di ragionare sul "Che fare", ha pensato bene di dedurre, con estrema sintesi: "La porta è aperta per chi se ne vuole andare".
E' il dramma storico di un partito che dovrebbe essere laico ma di fatto non lo è. Non siamo membri di una bocciofila. Siamo un partito che "deve" prendere decisioni collettive, sintesi di ragionamenti corali.
E invece qualcuno, pur avendo espletato attività politica nel nostro partito per qualche decennio, si limita a dare risposte banali, egoiste, superficiali e talvolta interessate.
Il segretario, nella sua breve relazione, ha posto un problema che riguarda il futuro di tutti noi: nell'attuale situazione politica c'è spazio per far vivere in modo autonomo le idee repubblicane?
Ordunque, atteso che per le idee, per qualunque idea, c'è sempre spazio, ci si pone il problema se c'è spazio per l'idea repubblicana come ragionamento politico collettivo e non come spazio culturale. Trattasi, come si vede, di un'altra cosa.
La Direzione nella sua stragrande maggioranza ha cominciato a dare le prime risposte esprimendo una chiara volontà su un PRI nettamente autonomo all'interno dello scenario politico italiano.
Questo va bene, sebbene l'essere stati colti di sorpresa abbia potuto portare a risposte emotive. Lo vedremo nei prossimi mesi durante il Consiglio Nazionale e l'eventuale Congresso in primavera.
I dubbi che animano le nostre coscienze in questo periodo sono ben forti e non desideriamo avere belle risposte, ma risposte ragionate.
Un partito, qualunque partito, ha bisogno di idee, di programmi, di progetti, di una propria storia, di una propria visione dell'avvenire. Senza questa dote ci sono solo partiti di cartone. Questa dote però non basta. Abbiamo bisogno di una struttura organizzativa, supporti finanziari, voglia di battagliare, partecipazione attiva, coinvolgimento nella risoluzione dei problemi associativi. Senza queste condizioni rischieremmo di essere un partito di cartone o poco più di un circolo esoterico.
Prima di dare risposte è necessario pensare a tutte queste cose. E' la semplice voglia di aprire un dibattito nel partito, e non solo tra i suoi dirigenti, che ci condurrà fatalmente verso un Congresso.
La risposta poco impegnativa che abbiamo ricevuto ci pare poco convincente.
La stessa "Voce" non ha ricevuto grandi contributi in proposito. Eppure era stato chiesto di allargare il dibattito. Il nodo c'è, vediamo di scioglierlo tutti insieme.
Se dovessimo prendere ad esempio la situazione di Cervia, in cui l'assemblea ha deciso di considerare finita l'esperienza di sinistra (e chi non è d'accordo lascia il partito) dubiteremmo, e molto, sulla coesione di un partito che voglia continuare a esistere come tale.

Roma, 11 novembre 2008
Tratto da: www.pri.it


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Nessuno pensa di sciogliere il P.R.I...

Nessuno pensa di sciogliere il P.R.I. e nemmeno di andarsene. Il solo fatto di aver detto - papale, papale - che potrebbe ESISTERE QUESTA POSSIBILITA, è, e resta, solo un modo di ragionare, su cui discutere.
Le scelte della vita sono tante; che possano essere giuste o sbagliate stà nei fatti successivi la prova.
De Carolis e Castagnetti sono UNA prova vivente che l'aver percorso quelle due strade ha fatto sì che
tornassero all'ovile.
Una discussione, un dibattito, sul che cosa fare, è certamente condizionato anche dalle radici storiche in cui colui che quella scelta deve fare vive.
In Romagna, dove le angherie papaline hanno lasciato nei secoli trascorsi, c'è il segno indelebile oggi
dal PRI BEN rappresentato, a Forlì, a Rimini, a Ravenna.
Arezzo è la città del Viva Maria, del popolo contadino e analfabeta facile preda delle superstizioni e dell'aiuto de La Provvidenza. Lo scarno successo dei primi anni ottanta è dovuto ai maneggi di qualcuno più che alla convinzione dei più e Valbonesi lo sa bene.
Anche la rinascita della sezione del PRI ad Arezzo nel 2001, aveva secondi fini, mancati i quali, coloro che mi avevavno affiancato due anni fa se ne sono andati, sperando nelle promesse imprenditoriali loro fatte dal sindaco Fanfani.
Che dire poi dell'atteggiamento di Sansepolcro?
So da Governi che non hanno rinnovato il tesseramento e che votano Partito Democratico.
Io, per restare repubblicano, sono tesserato a Firenze.
Allora!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Se oggi il partito repubblicano italiano ha due parlamentari a chi lo deve?
Era forse meglio fare scelte differenti? Perchè questo tanto non viene suonato?
Le idee restano ideee, ma la borsa e la pancia giocano il loro ruolo.
Valbonesi scenda dal tronfio piedistallo su cui stà, faccia un gran sospirone,
e poi, senza retorica, ma con il pragmatismo di cui è capace, torni a deliziarci con il suo sapere.
Più di una volta i soloni del P.R.I. si sono eretti a giudici: nel 1963, al congresso di Genova, fu presa una decisione; fu giudicata errata, da Spadolini, e dagli stessi romagnoli, nel 1980, e Pacciardi fu accolto con tutti gli onori nel Partito che suo era sempre stato.
Con tanti, ma tanti, saluti fraterni.

Renato Traquandi
Tratto da www.nuvolarossa.org dell’8/11/2008


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Le prospettive del Pri - Si può rimanere repubblicani sciogliendosi in altri schieramenti?

La forza di lottare da una posizione di minoranza

Il segretario regionale del Pri dell'Emilia Romagna interviene nel dibattito, apertosi da tempo su queste colonne, sulle prospettive del Pri.
di Widmer Oliviero Valbonesi
Può sopravvivere il Pri nella contingenza politica attuale in cui il sistema politico sembra incardinarsi in un bipolarismo che tende al bipartitismo? La nascita del Pd e del Pdl rispondono alle tradizioni ideali, storiche e politiche, di quella cultura laica, repubblicana, liberaldemocratica che affonda le sue radici nel Risorgimento italiano?
Se si risponde a quest'ultima domanda in modo negativo, come tutti i comportamenti lasciano capire, essendo Pd e Pdl due partiti costruiti per la conquista del potere e non certo partiti con una cultura di governo fondata sull'interesse generale, allora è semplice anche la risposta alla prima domanda: il Pri deve sopravvivere per la prosecuzione di un'idea, ma anche perché quell'idea serve l'interesse generale del paese.
Qualcuno pensa che si possa fare del Pri una Fondazione e poi sciogliersi nel Pdl; altri che occorra farlo verso il Pd. Dico subito che si può andare nel Pdl o nel Pd individualmente, ma nessuno si illuda che si possa liquidare il Pri, almeno fino a quando ci sono repubblicani che vogliono rimanere tali. Se qualcuno non se la sente più di combattere se ne vada, le porte sono aperte, ma nessuno può pensare di portarsi appresso la casa. E si può rimanere repubblicani anche dentro i due partiti? Si illudono coloro che pensano di essere ex Pri e rimanere repubblicani.
Dove? Dentro il Pd, che vorrebbe essere il nuovo partito riformista sintesi delle tradizioni riformatrici del nostro Paese? Non è possibile, perché o si è repubblicani o si è un ibrido (comunista, socialista, liberale, cattolico). Non si può essere repubblicani e rivendicare la tradizione risorgimentale e poi essere una macedonia di tradizioni, alcune delle quali hanno addirittura combattuto il Risorgimento. E poi sarebbe anche un approccio sbagliato al nuovo partito, se ognuno degli iscritti al costituendo soggetto riformista parlasse in virtù delle proprie origini e non della nuova casa politica.
Dove? Dentro il Pdl, in cui permangono posizioni nazionaliste, localiste, populiste e clericali?
Le tradizioni possono rimanere nel cuore degli uomini e delle donne che le sentono; ma sopravvivono e si trasmettono solo se si è disposti anche ai sacrifici organizzativi e personali per tramandarle. Ed è un sacrificio condurre una battaglia di minoranza in un soggetto come il Pri che ha il titolo e l'eredità storica del repubblicanesimo italiano, titolo dato anche da personaggi che qualcuno intende rivendicare a simbolo della propria testimonianza politica.
Mazzini, Saffi, Ugo La Malfa e Spadolini hanno operato e sono morti dentro il Pri consapevoli del ruolo che la storia aveva loro affidato. Non sono andati sotto la bandiera altrui per testimoniare la loro fede repubblicana.
E lo hanno fatto col coraggio di far vivere una dialettica politica, non di andarsene quando il loro punto di vista era minoritario: lottavano anche duramente, ma dentro il Partito repubblicano.
La crisi della politica richiede un confronto alto delle idee; la tradizione repubblicana e liberaldemocratica non può vivere come testimonianza individuale: deve trovare espressione politica vera.
Fino a che uomini e donne rimarranno nel Partito repubblicano, nessuno di coloro che andrà altrove si illuda di poter rivendicare la nostra gloriosa tradizione.
Quindi, se qualcuno pensa che non possa esistere più una cultura repubblicana attraverso una forza repubblicana autonoma, e confondesse la dignità di una posizione politica - che pur se in alleanza può essere garantita - con l'opportunismo individuale, si sbaglia.
Come si può parlare di rispetto dell'avversario se non si ha rispetto delle proprie origini e di coloro che le coltivano?
Quello che lo storico della letteratura Francesco De Sanctis indicava come il soggetto da cambiare attraverso "la riforma morale risorgimentale", ai giorni nostri si è trasformato nel classico "ometto" che tira a campare, chiuso nel suo scetticismo, che si ritira in un limitato orizzonte incapace di gesti generosi come l'orgoglio di lottare in minoranza.
Quando si cita Ugo La Malfa, ad esempio, si sappia almeno che andò sempre controcorrente, perché ricco di quelle virtù morali che solo chi rimane coerente con se stesso può mantenere.
Per fortuna ci sono ancora repubblicani che, pur divisi sullo schieramento, sono ancora capaci di serrare le file sull'appartenenza, pronti a riprendere il cammino per la costruzione di quel polo laico liberaldemocratico che prima il congresso e poi il convegno di Milano avevano individuato. E che occorre portare avanti con determinazione. E chi non ci sta si collochi dove vuole, ma lasci il testimone a chi vuole tenerlo alto.

tratto da http://www.pri.it - 7/11/2008



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La Direzione regionale eletta dal Congresso della Regione Liguria del 9 Febbraio 2008 è la seguente:


ALONGI Giuseppe
BARONE Antonio
BERARDI Dario
BERTUCCIO Paolo
CAMONITA Santino
CINTURA Antonio
CIPOLLI Romano
GHERSI Gianfranco
LABARILE Giovanni
LA MANNA Alfio
LUCARINI Carlo
MARTINELLI Alberto
MORINO Arnaldo
PARODI Massimo
PENNUCCI Cesare
PIANO Piero
POLVERINI Roberto
SERVIDEI Giovanni

Nella riunione dell’11 Febbraio 2008 la Direzione regionale ha riconfermato Presidente l’amico Alfio LA MANNA
Nella riunione del 25 febbraio 2008 la Direzione regionale ha attribuito le seguenti cariche:

SEGRETARIO POLITICO.: BERTUCCIO Paolo
ESECUTIVO:
ALONGI Giuseppe
LUCARINI Carlo
MARTINELLI Alberto
MORINO Arnaldo
PARODI Massimo
POLVERINI Roberto
SERVIDEI Giovanni

Nella riunione del 5 Marzo 2008 l’Esecutivo regionale ha attribuito le seguenti cariche:
CONSIGLIERE VICARIO.: PARODI Massimo
Consigliere che in caso di assenza od impedimento del Segretario Politico, agisce nell’ambito di specifiche deleghe rilasciategli di volta in volta dal Segretario Politico.

CONSIGLIERE ORGANIZZATIVO.: SERVIDEI Giovanni

CONSIGLIERE AMMINISTRATIVO e TESORIERE.: LUCARINI Carlo


Chiavari, 13 Marzo 2008
Il Segretario regionale
Paolo Bertuccio


 

 
 

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