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Quartucciu (CA): Ricostituita Sezione PRI
Alla presenza del segretario provinciale del Pri Franco Turco e di altri amici della provincia è stata ricostituita a
Quartucciu, grosso centro del cagliaritano con 14.000 abitanti, la locale sezione dèi Pri.
La gran parte degli amici che hanno aderito è costituita da giovani, oltre le presenza storica dell'amico Sergio Fanti, che da quasi trenta anni ha rappresentato praticamente da solo l'Edera.
Segretario cittadino è stato nominato l'amico Raffaele Vareiu. vice e tesoriere gli amici Sergio Fanti e Luigi ABis.
Articoli tratti da "La Voce Repubblicana"
Occasione mancata della sinistra/Che non ha inciso, al governo, nella struttura pubblica.
Se l'impresa, legata, non è più in grado di guadagnare - di Gianni Ravaglia
La storia del rapporto tra salari, rendite e profitti degli ultimi quindici anni, scritta nel bel saggio di Gelminello Alvi "Una Repubblica fondata sulle rendite", è estremamente istruttiva per comprendere l'andamento dell'economia italiana. Infatti, se andiamo a vedere chi ha vinto e chi ha perso, negli ultimi quindici anni, nella battaglia sulla distribuzione del reddito nazionale, possiamo constatare che i profitti di impresa e le rendite (intese come interessi sui titoli di stato, affitti sugli immobili e le pensioni) sono cresciuti di una percentuale superiore a quella dei salari e stipendi privati. Anzi, se si considera l'andamento medio dei salari, al netto di contributi, imposte e depurati dall'inflazione, dal 1991 ad oggi, abbiamo una perdita di potere d'acquisto dei salari del 30%. Nel contempo i redditi delle famiglie del lavoro autonomo e di piccole società registrano un aumento del 30%. Fino al 1996, le rendite e gli stipendi pubblici, sul totale del reddito netto delle famiglie, rappresentavano quasi il 37%, mentre il salario incideva per il 24%. Dal 1996 al 1999, le rendite hanno avuto un tracollo grazie al risparmio sugli interessi pagati dallo stato ai risparmiatori sui titoli di stato a seguito della conversione del debito pubblico in euro. Ma la percentuale destinata ai salari, che dopo l'accordo sul costo del lavoro del 1992 era passata dal 24 al 20% del reddito complessivo, non è più cresciuta, se non a cominciare dal 2003, con il primo modulo della riforma fiscale del Governo di centrodestra. La stessa riduzione delle rendite per interessi rappresenta una riduzione del potere d'acquisto delle famiglie italiane. Vediamo ora i dipendenti pubblici. Essi sono oggi circa 3,5 milioni, qualcuno in più del 1991. Se al pubblico impiego fosse stato applicata la riorganizzazione che hanno subito Poste o Telecom, oggi avremmo 700mila dipendenti in meno. Al contrario, non solo i dipendenti pubblici sono aumentati, la stessa percentuale di reddito da loro percepita è aumentata rispetto a quella dei dipendenti privati. Nel 1995 lo stipendio del dipendente pubblico era mediamente superiore del 16% rispetto a quello di un privato, percentuale che, nel 2003, è passata al 37%. Se i dipendenti pubblici avessero contratti pari al settore privato avremmo un risparmio dell'1,6% del pil. Se ne deduce che ciò che lo Stato ha risparmiato, con i vantaggi dell'euro, a partire dal '96, governo Prodi, invece di essere utilizzato per ridurre strutturalmente la spesa corrente dello Stato e quindi le imposte, migliorando il potere d'acquisto dei cittadini, è stato utilizzato per accrescere stipendi, burocrazia e sprechi statali. Come se non bastasse, più passa il tempo e più i cittadini, constatato il degrado dei servizi pubblici, sono costretti a pagare due volte gli stessi servizi. Una volta li pagano allo stato con le tasse e una volta li pagano privatamente perché l'apparato pubblico non funziona. Così avviene per la sanità, per la sicurezza, la scuola, l'università.
Anche i profitti dal 1993 aumentano. In quell'anno le quote di salario e di profitto erano più o meno identiche: rispettivamente il 22,8% contro il 23,7 del reddito disponibile. Nel 2003 però i salari sono passati al 20,8% mentre i profitti sono saliti al 25,8%. Se poi disaggreghiamo i settori industriali, per valutare l'andamento dei profitti, troveremo che essi calano di brutto nei settori tradizionali dell'industria italiana, dalla auto, alle macchine, al tessile e abbigliamento e restano invariati nell'editoria. Il vero incremento si registra nei settori oggetto di privatizzazioni, quelli protetti e in grado di operare senza concorrenza: le autostrade, le municipalizzate, l'energia, le telecomunicazioni, le assicurazioni, le banche.
Morale della favola. Il tanto vituperato governo Berlusconi è stato il primo governo, grazie alle politiche fiscali, dopo molti anni, ad accrescere, sia pure di poco, il reddito dei dipendenti privati. L'errato utilizzo del risparmio sugli interessi, negli anni 1996 -98 dei governi Prodi e D'Alema, ha fatto perdere all'Italia la vera occasione storica per incidere nel profondo della struttura pubblica. Infine con le privatizzazioni senza concorrenza, in quegli stessi anni, il centrosinistra ha creato un nuovo clan di imprenditori, qualcuno li chiama nuovi oligarchi, che grazie ai profitti delle industrie protette, loro vendute dallo stato a prezzi stracciati, hanno potuto conquistare banche e giornali. Si è realizzata così una forte concentrazione di potere, grata al centrosinistra, in grado di sindacare il futuro politico e industriale della nazione. Ovviamente costoro sono pronti a gridare al lupo quando, e se, nuovi ricchi, magari grazie all'immobiliare, cercano di partecipare alla divisione della torta. Sono gli stessi che invece di pensare all'innovazione del paese nel suo complesso sono pronti a sostenere le mai sopite idee stataliste e assistenziali. Sono queste le idee che permettono di aumentare le rendite, i profitti da rendita monopolistica e che, bloccando la crescita, penalizzano salari e consumatori. Per far tornare a crescere l'apparato produttivo nazionale, invece, ci vogliono meno enti pubblici, meno statalismo, meno rendite, più liberalizzazioni, meno tasse sugli stipendi dei lavoratori e su quel 90 % di imprese che, pur rappresentando la struttura portante della nostra economia, non guadagna più.
Articoli tratti da: www.pri.it
Quale proposta dall'Unione? Progetto inadeguato e statalista che nasce già vecchio.
Un'"Italietta" paurosa e a corto di fonti energetiche - di Gianni Ravaglia
La lettura del programma dell'Unione conferma che la volontà di includere tutte le anime della sinistra ha prodotto come risultato un progetto farraginoso e statalista. Inadeguato a percepire e vincere le sfide internazionali cui l'Italia è chiamata. Grave innanzitutto la sottovalutazione dei pericoli derivanti dalla guerra dichiarata all'Occidente dai leader del terrorismo islamico, i cui obiettivi vanno sempre più saldandosi con le intenzioni dell'Iran e della Siria. Assurdo il fatto che il terrorismo, nel programma, mai venga indicato con il suo vero nome. Esiste semplicemente "un terrorismo che agita una bandiera religiosa". Quale? Non si sa! Colpevole l'assenza di qualsiasi giudizio sulle responsabilità terroristiche di Hamas nel far fallire ogni prospettiva di pace in Medio Oriente. Conservatrice la tesi di mantenere invariata la ripartizione dei fondi del bilancio dell'Europa, rifiutando di fatto le proposte innovative a suo tempo avanzate da Tony Blair. In sostanza con questo programma l'Italia del centrosinistra sul piano internazionale sarà senza identità e meno sicura: una Italietta non più disponibile ad assumersi ruoli internazionali.
Un altro grande tema dirimente è quello dell'energia. Stando a quanto si legge nel programma del centrosinistra l'Italia dovrebbe andare a gas e con energia alternativa. Un'energia, quest'ultima che, oltre a costare il doppio di quanto spendiamo ora, presenta, come dimostrato dai relatori alla conferenza programmatica del PRI, pesanti limiti ambientali. Dunque no al carbone e, soprattutto, no al nucleare che è l'unica fonte energetica pulita, sicura e relativamente poco costosa. Stante il fatto che nel nuovo quadro internazionale la dipendenza energetica verrà sempre più utilizzata per indurre anche una dipendenza politica: sia la Russia che i Paesi Arabi non ne fanno più mistero. Crediamo vada posto agli italiani un problema di fondo: vogliono energia a basso costo e mantenere la propria indipendenza politica, economica e di valori oppure sono rassegnati a pagare l'energia a costi sempre più alti e a diventare schiavi delle risorse energetiche della Russia e dei Paesi Arabi?
Con le scelte del centrosinistra è chiaro: avremmo non solo una bolletta energetica destinata a crescere ogni anno, saremmo sempre più a rischio black out e sempre meno indipendenti come nazione.
Altro tema di fondo è quello della modernizzazione del sistema Paese. Qui gli obiettivi del programma dell'Unione sono di bloccare, impedire, appiattire, rendere uguali. No al ponte sullo stretto, no alla Tav, no al Mose, ma poi, stante la volontà di cancellare la legge obiettivo, che semplifica i pareri degli enti locali, verrebbero presto bloccati anche agli altri cantieri e ci ridurremmo a veder rinviati tutti i lavori infrastrutturali. Nel settore dell'istruzione, secondo il giudizio di Galli della Loggia, siamo di fronte "ad un incubo burocratico", immissione in ruolo di tutti i precari, stipendi più alti per tutti. Onore al merito e alla qualità! Così anche nella giustizia: via i concorsi al merito e ritorno all'antico degli automatismi per anzianità. Sul tema della immigrazione: abrogare la legge attuale che programma gli accessi e rimpatria i clandestini, per introdurre un "permesso di soggiorno ad ogni immigrato che denuncia la propria condizione di lavoro irregolare", il voto nelle amministrative e diritti di cittadinanza automatici e facilitati. In sostanza, permesso di soggiorno e porte aperte per tutti!
Su un punto concordo con quanto scritto nel programma del centrosinistra, laddove si denuncia "l'errore del centrodestra di non aver fatto dell'obiettivo della concorrenza l'occasione per riorganizzare la struttura produttiva dell'economia italiana". Effettivamente, questo è un altro dei punti discriminanti che, ad onor del vero, nel centrodestra, il solo ministro La Malfa ha sostenuto con forza. Gli interventi che il centrosinistra propone per liberalizzare, rendere competitivi e meno costosi i grandi servizi pubblici a rete, i servizi professionali, la distribuzione commerciale, i servizi bancari, assicurativi e pubblicitari mi pare che rappresentino la parte più riuscita del programma. Il tutto appare però pesantemente condizionato dalle scelte previste sui temi del lavoro e del fisco. Qui si ritorna al dirigismo collettivista. E' chiaro infatti che tutta la legislazione sui contratti di lavoro temporanei deriva dal fatto che, in Italia, chi raggiunge il posto a tempo indeterminato ha un onore iperbolico per l'azienda e non può essere licenziato se non andando in tribunale. Così ci siamo inventati la flessibilità per i nuovi assunti che, per alcuni anni, permette alle aziende di fare nuove assunzioni con costi contributivi inferiori e senza vincoli di giusta causa. Tale normativa ha permesso a tanti giovani, prima disoccupati, di trovare un lavoro che, partito flessibile, nella stragrande maggioranza dei casi si è trasformato a tempo indeterminato. Ora il centrosinistra, sotto il ricatto dirigista di Rifondazione, si propone invece di annullare questa normativa, ricreando, di fatto, condizioni di disoccupazione crescente per le nuove generazioni. Condizioni che non crediamo siano alleviate dal taglio promesso di 5 punti del cuneo fiscale, importante ma non risolutivo se contemporaneamente si pensa di aumentare le imposte, ad altro titolo, per le imprese.
In attesa del programma del centrodestra, in tutta sincerità ci pare di poter dire che il centrosinistra di Bertinotti e Pecoraro, per vincere la sfida della crescita è stato in grado di porre in campo solo la vecchia scalcagnata carrozza dei dirigismo collettivista. Di Ferrari vincenti e innovative, lanciate verso un futuro di crescita, qui non se ne vedono.
Articoli tratti da: www.pri.it
UN'EDERA VERDE DI SPERANZA - Appello alle amiche e agli amici repubblicani
Sono repubblicano da sempre e da sempre impegnato nel partito e nella nostra comunità per mantenere attiva una tradizione che nasce dal Risorgimento e che si è cementata nel pensiero e nell'azione di grandi amministratori e uomini repubblicani
Le tradizioni vivono e si sviluppano se si riesce a proiettare nel presente e nel futuro i valori e gli ideali che ci sono stati consegnati dalle generazioni precedenti, e come dirigenti e custodi di questa dobbiamo sapere vedere oltre le nostre personali convinzioni, sapendo che ci sono tempi giusti per una dialettica politica interna e tempi in cui, essendo presente l'edera nelle competizioni elettorali, occorre una tregua e il rispetto della maggioranza che ha collocato il partito, nella contingenza, all'interno di un'alleanza politica.
Un' alleanza che io non ho mai condiviso , come dimostrano tutti gli atti politici degli organi dirigenti ,ma che un sistema politico che penalizza i piccoli partiti obbliga a fare.
E' chiaro che, dovendo schierarsi, il partito, per mantenere la propria rappresentanza parlamentare, è costretto ad allearsi con qualcuno , ma questo non può essere vissuto come un tradimento dei valori o delle origini, perché allora, per analogia ,coloro che non condividono la scelta di collocazione a sinistra nelle amministrazioni locali potrebbero rimarcare la collocazione innaturale rispetto alla politica nazionale e non votare .
Con questo metodo non ci sarebbe stato consentito di fare le giunte col PCI nel 1980 o, recentemente, a Forlì rompendo una tradizione di alternativa alla sinistra ; o, per coloro che volevano l'alternativa alla sinistra, non si sarebbe dovuta consentire la svolta di centro-sinistra portata avanti da Ugo La Malfa .
In effetti, il partito repubblicano ha sempre avuto nella sua storia divisioni e scissioni,che ufficialmente corrispondevano a divisioni politiche, ma che molte volte erano l'alibi per mantenere e difendere collocazioni personali.
Uno può anche decidere di privilegiare la politica di schieramento e di essere fedele a quella fino a trarne le conseguenze ; quello che non può fare è utilizzare l'unità quando fa comodo a livello locale per acquisire consenso elettorale e pesare di più nelle amministrazioni, e invece essere intransigente fino al frazionismo inutile, quando si tratta di rispettare il responso democratico fissato dai congressi.
Tra l'altro , chi si illude di poter "pesare" un disimpegno in termini politici non capisce che c'è un unico sistema col quale il PRI sarà giudicato da avversari e da alleati ,e cioè il voto, che il partito riuscirà ad ottenere per la prima volta col sistema proporzionale dopo tredici anni di rinuncia al simbolo.
A qualcuno potrà anche sembrare inutile o non rilevante il fatto che sulle schede ci sia di nuovo l'edera. A me sembra che l'edera sia il simbolo che testimonia la nostra storia con tutti i suoi valori , ideali , sacrifici di uomini e donne che ci hanno passato il testimone perché noi continuassimo quella tradizione, non perché anteponessimo a questo i nostri convincimenti di collocazione politica che devono essere invece mantenuti e collocati nella dialettica interna.
Allora dobbiamo sentire l'orgoglio di questo compito: non esiste un ritorno alle origini attraverso la rivendicazione di politiche di schieramento ; esiste invece una continuità nel rappresentare ai cittadini la nostra visione della società : l'Europa politica, la fedeltà ai valori occidentali, la libertà come non dominio, la difesa dello stato di diritto , il raggiungimento dei diritti e dei doveri costituzionali , la difesa dello stato laico , la ricerca , l'istruzione e l'educazione come condizioni di un progresso continuo, la laicità dello stato come garanzia della tolleranza contro i fanatismi religiosi di ogni tipo, l'innovazione tecnologica ed infrastrutturale come condizione per garantire competitività al nostro paese e assicurare lavoro alle giovani generazioni e stato sociale efficiente ai più anziani, l'indipendenza energetica contro i fondamentalismi ambientalisti per garantire al nostro paese indipendenza politica e non essere sottoposti ai ricatti dei paesi fornitori .
Su queste cose i repubblicani, aldilà della collocazione, possono sviluppare battaglie comuni e trovare le ragioni della loro identità, ma nella contingenza devono saper mettere da parte le divisioni e trovare nell'edera e nel voto all'edera le ragioni di un sentire e di una tradizione comune .
Lo sgarbo di non votare l'edera non è uno sgarbo al gruppo dirigente che sostiene la linea non condivisa , questo a livello locale come nazionale . E' uno sgarbo inferto alla nostra tradizione e a quella coscienza alta che un repubblicano dovrebbe sempre mantenere aldilà di se stesso e dei propri convincimenti.
E' per questo che occorre non citare i padri nobili a proprio piacimento , soprattutto per strumentalizzarli : molti di coloro che oggi citano Ugo La Malfa , quando era in vita contrastavano la sua linea politica. Quella politica era nella sostanza un appoggio alla politica moderata del paese contro una sinistra massimalista ed internazionalmente schierata con l'URSS; e una politica che non perdeva la speranza per il futuro ,attraverso un confronto serrato, che la sinistra diventasse una sinistra riformatrice e di governo .
Ma questo è un compito che noi possiamo continuare solo se sapremo ritrovare l'unità di intenti di fronte alle scadenze elettorali, riconoscendo il valore delle decisioni interne democraticamente assunte a tutti i livelli, e dimostreremo nei fatti che i repubblicani possono partecipare alle alleanze mantenendo,però, la loro autonomia e il loro disegno politico che è quello di dare voce ad una tradizione liberal-democratica e repubblicana nel nostro paese e in Europa, attraverso la costruzione di una terza via e terza forza diversa da quella socialista e da quella cattolica popolare.
Per fare questo occorre non vivere le contingenze politiche come se fossero le nostre strategie, ma come passi che ci consentono di superare le difficoltà del momento e mantenere in vita il partito , cosa che tutti coloro che sono rimasti nel PRI fino ad oggi sono riusciti a garantire . Chi ha percorso strade diverse a destra come a sinistra si ritrova solo , incapace di far germogliare le idee repubblicane e sente il bisogno di ritornare alla propria casa madre . Noi potremo recuperare tutti costoro alla tradizione repubblicana e potremo essere un punto di riferimento ideale per giovani disorientati dalla crisi di ideali , solo se ritroveremo l'unità sui valori e saremo tolleranti ; se non si è disposti a dare esempi di tolleranza ,si raccoglierà solo intolleranza ed è più difficile dimostrare con l'impegno un grande cuore tollerante che col disimpegno un alibi liberatorio di intransigenza.
Sarebbe veramente paradossale che mentre si sbriciola il bipolarismo di potere che ci ha governato per oltre dieci anni e si ritorna alle tradizioni culturali , coloro che sono stati sconfitti dalla storia , comunisti, fascisti e democristiani , si riproponessero alle nuove generazioni col volto riciclato della tradizione liberal-democratica e repubblicana, mentre coloro che ne sono gli eredi storici, invece di sentirsi orgogliosamente in campo e classe dirigente, si autodistruggessero per non avere colto la grandezza del compito loro assegnato ed essersi rassegnati ai piccoli interessi personali o di schieramento .
Il nostro compito è la creazione di uno stato e di una società democratica e per farlo non possiamo delegare chi liberale e democratico o repubblicano non lo è mai stato, ma dobbiamo esercitarlo attraverso l'impegno e il sacrificio personale .
Allora troveremo fino in fondo l'orgoglio di essere tutti repubblicani e avremo reso l'edera verde di speranza .
L'edera c'è, votiamola allora, e rendiamola assieme ai nostri cuori verde di speranza .
Widmer Valbonesi, Segretario Regionale PRI Emilia Romagna
Fisco/Nucara: con tassa successione gente dovrà vendersi casa - Padri lasceranno a
figli debiti invece che soldi.
"Con la tassa di successione che vuole reintrodurre Prodi i cittadini dovranno vendersi la casa per pagare il fisco". Lo ha detto, parlando a Salerno, il segretario del
Pri, Francesco Nucara, aggiungendo che "i padri lasceranno ai figli debiti invece che soldi. E' il modo con cui la sinistra ha deciso di risolvere il problema delle differenze sociali una volta per tutte: rendere gli italiani tutti piu' poveri".
Roma, 30 marzo 2006 (Adnkronos)
ANNUNCI LETTI SULLE BACHECHE DELLE PARROCCHIE! SONO TUTTI VERI!
Per tutti quanti tra voi hanno figli e non lo sanno, abbiamo un'area attrezzata per i bambini!
Giovedì alle 5 del pomeriggio ci sarà un raduno del Gruppo Mamme. Tutte coloro che vogliono entrare a far parte delle Mamme sono pregate di rivolgersi al parroco nel suo ufficio.
Il gruppo di recupero della fiducia in se stessi si riunisce Giovedì sera alle 7.
Per cortesia usate le porte sul retro.
Venerdì sera alle 7 i bambini dell'oratorio presenteranno l'"Amleto" di Shakespeare nel salone della chiesa.
La comunità è invitata a prendere parte a questa tragedia.
Care signore, non dimenticate la vendita di beneficenza! E' un buon modo per liberarvi di quelle cose inutili che vi ingombrano la casa. Portate i vostri mariti.
Tema della catechesi di oggi: "Gesù cammina sulle acque". Catechesi di domani: "In cerca di Gesù".
Il coro degli ultrasessantenni verrà sciolto per tutta l'estate, con i ringraziamenti di tutta la parrocchia.
Ricordate nella preghiera tutti quanti sono stanchi e sfiduciati della nostra Parrocchia
Il torneo di basket delle parrocchie prosegue con la partita di mercoledì sera: venite a fare il tifo per noi mentre cercheremo di sconfiggere il Cristo Re!
Il costo per la partecipazione al convegno su "preghiera e digiuno" è comprensivo dei pasti.
Per favore mettete le vostre offerte nella busta, assieme ai defunti che volete far ricordare.
Il parroco accenderà la sua candela da quella dell'altare. Il diacono accenderà la sua candela da quella del parroco, e voltandosi accenderà uno a uno tutti i fedeli della prima fila.
Martedì sera, cena a base di fagioli nel salone parrocchiale. Seguirà concerto.
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